Sala 1

Madonna con Bambino

La Madonna con Bambino è l’opera più antica della collezione (1480 c.), tradizionalmente attribuita a Lorenzo di Credi (1459-1537), giovane allievo del Verrocchio nella Firenze di fine Quattrocento. La scena si svolge all’interno di una stanza, dove la Vergine tiene tra le sue braccia il Bambino al quale porge con la mano sinistra una piccola ciliegia. Sullo sfondo, attraverso una finestra, si scorge un paesaggio dai toni sfumati con un fiume tra gli alberi dalle ricche fronde, una collina e una città in lontananza. Il riflesso della scuola del Verrocchio, proprio nel momento in cui il giovane Leonardo da Vinci si cimentava nelle sue primissime opere pittoriche, arricchisce questo dipinto di un interesse particolare. Se nella monumentalità del soggetto e nella plasticità delle forme l’artista si rifà agli insegnamenti del suo maestro, di origine leonardesca è invece l’idea di legare le due figure attraverso un piccolo pretesto – in questo caso una ciliegia. Allo stile di Lorenzo di Credi ci riconducono, invece, la fine esecuzione dei volti, la bellezza dello smalto e la brillantezza dei colori.

Sacra Famiglia con San Giovannino e due angeli

Databile tra il 1512 e il 1516, l’opera è attribuita a Fra’ Bartolomeo dela Porta (1475-1517). Il formato del dipinto, poco più di una miniatura, ed il libero volgersi dei moti che legano le figure attorno alla Vergine rendono questa Sacra Famiglia singolare rispetto alle opere monumentali di Fra’ Bartolomeo della Porta. Intorno alla Vergine, seduta al centro della composizione insieme al Bambino, si crea un ideale girotondo di angeli, al quale sembra partecipare anche San Giuseppe. Ai piedi della Madonna, sulla sinistra, San Giovannino porge la piccola croce di canna a Gesù, preannuncio del futuro martirio. A ridosso del gruppo piramidale di figure si intravede un boschetto dal fitto fogliame che conferisce al soggetto una fresca aria di idillio.

Madonna con il Bambino, Santa Caterina e San Giovannino

Riproduzione del sec. XVII del dipinto della scuola di Tiziano (1485 c.-1576) conservato a Palazzo Pitti (n. 17), variante di un originale del maestro nella National Gallery di Londra (n. 635). La Vergine, vestita di rosso con manto blu e velo di colore giallo bruno, costituisce il fulcro della composizione. Sulle sue ginocchia posa il Bambino, che porge alla madre una piccola mela, mentre Santa Caterina in ginocchio lo abbraccia. San Giovannino, sulla destra, osserva la scena. Sullo sfondo vi è un piccolo gregge con pastori. Il paesaggio, dai tratti sfumati e dai colori delicati, rimanda all’ambito della scuola veneta.

La Vergine con il Bambino e San Giovannino

Le figure della Madonna e del Bambino sono desunte in gran parte (iconograficamente, non stilisticamente) dal noto quadro di Andrea del Sarto (1486-1530) “La Vergine con il Bambino, San Giovannino e Santa Elisabetta”, dipinto nel 1529 per Ottaviano de’ Medici, ora a Palazzo Pitti. Il Magnani inserisce l’opera «in quella ripresa arcaicizzante di modelli antichi, semplificati, tipica di pittori quali Gio Maria Butteri», allievo di Alessandro Allori. La Vergine, dall’incarnato molto chiaro e dai capelli raccolti in un velo rosa, tiene la mano destra del Bambino, mentre San Giovanni gli pone sul capo una corona di fiori. Fa da sfondo un fitto fogliame nel quale si individuano, in particolare, foglie di rosa.

Il Crocefisso

Opera di un pittore toscano attivo intorno al 1570-1580 in un contesto artistico ancora sensibile agli influssi del manierismo fiorentino (nella resa scultorea del corpo di Cristo, nella gestualità enfatizzata delle tre Marie e nei colori cangianti dei loro abiti). Il cielo, coperto di nubi, incornicia la figura del Cristo come se stesse anch’esso partecipando della sua morte. Sullo sfondo si staglia la città di Gerusalemme, verso la quale si sta dirigendo un appena accennato corteo di figure.

Presepio

L’opera, da attribuire ad un pittore toscano attivo nella Firenze di fine Cinquecento, mostra il gusto per una semplicità quasi primitiva. La Vergine, San Giuseppe e tre pastori pregano intorno al Bambino, dormiente su una sorta di ara. In alto un angioletto sorregge un cartiglio con sopra scritto “Gloria in excelsis Deo”.

San Giovanni Battista predica alle turbe - Il battesimo di Cristo - Il banchetto di Erode - La decapitazione di San Giovanni Battista

In queste tavole Aurelio Lomi (1556-1622), egregio rappresentante del tardo manierismo fiorentino, abbandona il gusto per le scene sovraffollate e la ricerca ossessiva del particolare decorativo, per lasciare spazio a scenette fresche e vivaci. Le quattro tavolette di uguale formato – in origine di forma ovale, poi ingrandite a rettangolo – facevano parte di una predella d’altare con episodi della vita di San Giovanni Battista.

Schede tecniche a cura della Dott.ssa Chiara Tonet
Bibliografia: G.V. Castelnovi, La Raccolta Rambaldi di Coldirodi, Bordighera, Istituto Internazionale di Studi Liguri, 1988; L. Magnani, Schede Ministeriali OA della Pinacoteca Rambaldi di Coldirodi, 1982.